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Gio Ponti e il Politecnico

L’architetto, pittore e designer profondamente legato al Politecnico di Milano

Data di pubblicazione

Architetto, pittore e designer. Per molti queste sono le principali attività che caratterizzano la vita professionale di Giovanni Ponti, conosciuto semplicemente come Gio Ponti. Oltre a queste attività va aggiunta anche quella di professore. Ponti ha insegnato a lungo alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, che prima aveva frequentato come studente, a partire dal 1913, e dove si era laureato nel 1919, dopo aver prestato servizio militare nella Prima Guerra Mondiale.

La prima lingua di Ponti era dunque l’architettura, ma aveva anche la passione per la pittura e le arti decorative. Collaborò con la manifattura ceramica Richard-Ginori dal 1923 al 1938, presentando porcellane e maioliche alla Prima Esposizione Internazionale di Arti Decorative di Monza nel 1923.

Il primo studio di Ponti a Milano fu aperto nel 1927 con l’architetto Emilio Lancia. Nel 1928 con Gianni Mazzocchi fondò e diresse la rivista “Domus”, che diventò il suo strumento di diffusione di nuove idee progettuali in architettura. Negli anni Trenta si associò agli ingegneri Fornaroli e Soncini e si avvicinò al razionalismo, come testimoniano alcune delle più importanti opere del periodo, come la Torre Littoria (1932-33) di Parco Sempione, Casa Marmont (1934-36) e il primo Palazzo Montecatini (1936-38) in via della Moscova.

La partecipazione di Ponti alla Triennale di Milano iniziò nel 1930. Collaborò inoltre con Antonio Fornaroli ed Eugenio Soncini dal 1933 al 1945, realizzando importanti progetti e opere, tra cui complessi scolastici, uffici ed edifici residenziali.

Nel 1941 Ponti creò per l’editore Garzanti la rivista “Stile”, che diresse fino al 1947, promuovendo il suo programma per diffondere la cultura artistica e architettonica per formare una “cultura dell’abitare senza precedenti”. La filosofia progettuale di Ponti è stata caratterizzata dalla ricerca dell’equilibrio tra funzionalità ed eleganza formale nei suoi mobili.

Nel 1952 entrò a far parte del suo studio l’architetto Rosselli, creando così lo studio Ponti, Fornaroli, Rosselli. Erano gli anni della ricostruzione e Ponti lasciò a Milano tracce considerevoli, come il Grattacielo Pirelli (1956-60), ora sede del Consiglio della Regione Lombardia, la sede di Assolombarda in via Pantano (1958) e il palazzo dell’istituto Nazionale delle Assicurazioni in via San Paolo (1963.67).

Nel design collaborò con alcune delle più importanti aziende del settore. Emblema di questa collaborazione fu la sedia “699 La Superleggera” del 1957, una reinterpretazione di uno dei simboli dell’artigianato Ligure, la sedia Chiavari. Nel 1949 Ponti fece il primo di due prototipi; la parte superiore dello schienale era piegata all’indietro, con un tocco leggermente moderno rispetto al modello ispiratore.

Nel 1953 il lavoro di Gio Ponti si legò ancora di più al Politecnico di Milano. Il Piano Regolatore assegnava tanti spazi nuovi al Politecnico, togliendoli alla crescita della città. La vicenda più significativa, che di nuovo metteva in luce i forti contrasti sui quali si regge la natura e la vita delle aree urbane del Politecnico, è legata alla costruzione dell’espansione più grande, con la realizzazione degli edifici di Architettura. La necessità di costruire la nuova sede, in spazi idonei e di maggior respiro, portava ad individuare i terreni oltre via Bonardi, e ad affidare a Pietro Portaluppi la redazione del primo disegno urbano, realizzato poi con il contributo proprio di Giò Ponti: nello specifico i due edifici del Trifoglio e della Nave.

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