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L'app che racconta i riti funebri alla Galleria Antico Egitto

Su uno schermo interattivo installato nel Museo del Castello Sforzesco di Milano, vengono riportati alla luce i complessi riti funebri egizi, con immagini inedite e approfondimenti puntuali

Un paio di mesi fa è stata inaugurata la nuova Galleria Antico Egizio del Castello Sforzesco di Milano, dopo una lunga fase di rinnovamento e ammodernamento: un allestimento curato e ricco, con anche un pizzico di Politecnico di Milano. Più di un pizzico, in realtà, perché l’app che accompagna i visitatori alla scoperta dei rituali funebri dei faraoni è stata curata dal Dipartimento di Meccanica del Politecnico.

L’app si chiama Pervival, ed è frutto di un progetto finanziato da Cariplo a partire dal 2019 insieme al Museo Archeologico di Milano.

L'acronimo Pervival sta per PERcorsi VIrtuali per la VALorizzazione di collezioni museali complesse nell'area milanese. «All’inizio doveva essere un'applicazione trasversale, che però poi è stata declinata in maniera puntuale sull'antico Egitto, e in particolare sui riti funebri», spiega Giandomenico Caruso, il docente del Dipartimento di Meccanica che ha sviluppato Pervival. 

I rituali funebri egizi sono molto complessi da raccontare. Il Politecnico di Milano ha un’expertise da giocare in questo campo: in altri progetti precedenti erano stati digitalizzati molti contenuti legati proprio all'antico Egitto. «Abbiamo messo a fattor comune le nostre conoscenze pregresse con la nostra capacità di definire un'applicazione di questo tipo» dice Caruso. 

Il risultato è stato uno strumento interattivo, installato in maniera stabile nella nuova Galleria Egizia, che permette di scoprire dei dettagli che, diversamente, non potrebbero essere visti dai visitatori.

Come funziona Pervival

All’interno dell’app ci si muove, cliccando le frecce in basso a destra sullo schermo. È stato definito un percorso che permette ai visitatori di vedere tutto in maniera sintetica, oppure man mano che vengono proposte delle tematiche si può entrare nei dettagli nelle tre sezioni: “Preservare il corpo”, “Nutrire lo spirito”, “Prove e riti”. Ognuna ha quattro livelli di approfondimento.

Le animazioni mostrano gli oggetti in analisi da tutti da tutti i punti di vista, e grazie a uno slider sulla parte bassa dello schermo si può attivare una lente di ingrandimento per vedere i dettagli.

Gli oggetti sono tutti esposti nella Galleria, ma ci sono documenti aggiuntivi che non si possono vedere al museo, come video di TAC e scansioni tramite tomografia della mummia conservata nel sarcofago.

«Pervival era nata per servire i musei di tutta l’area milanese, e questo non è cambiato: può essere un prototipo scalabile» dice Caruso. «Anche perché è rivolta al bambino, all'anziano, all'esperto e al neofita». Il suo essere leggera e automatizzata, inoltre, permette all’app di essere replicabile e scalabile in modo facile. In questi primi mesi di esposizione alla Galleria Antico Egitto i ricercatori del Dipartimento di Meccanica hanno raccolto dati sull'interazione delle persone con questo tipo di applicazione, incrociati poi a dati che derivano da interviste fatte agli utenti.

Come funziona Pervival

Un'app per tutti

Con le teche protettive e la folla, non c'è la possibilità di avvicinarsi agli oggetti esposti: strumenti per i riti funebri, oggetti di abbigliamento, sarcofagi. Pervival mette a disposizione scansioni tridimensionali e foto, ad alta risoluzione e soprattutto interattive: «è possibile girare le immagini, vedere i sarcofagi da punti di vista non comuni, molto ravvicinati» spiega Caruso.
Lo sforzo è stato realizzare un'applicazione interattiva usabile dalla maggior parte delle persone, che valorizzasse i contenuti del museo senza distrarre troppo dalla visita.
Per questo motivo è stata scelta la soluzione del touchscreen installato nella Galleria, piuttosto dell’app da scaricare sui singoli cellulari dei visitatori. In questo modo chi vuole può approfondire singoli argomenti e muoversi in maniera agile nei diversi contenuti, oppure fare un tour virtuale completo seguendo il percorso proposto dall'applicazione.

«Volevamo realizzare un'app complementare alla visita, che stimolasse la curiosità» spiega Caruso. È una soluzione semplice anche economicamente, perché di un’app quello che costa è lo sviluppo: le tecnologie sono economiche, perché si tratta di un piccolo computer e un touch screen, ed è leggera anche la gestione, che funziona in maniera automatizzata. Non è stato quindi necessario sviluppare applicazioni diverse per cellulari con schermi diversi, che avrebbero quindi reso fruizioni di qualità magari inferiore. 

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