La finanza quantitativa non è un giocattolo per specialisti: serve a capire come investire, quali rischi ci si assume e persino se un acquisto a rate conviene.
Ne parliamo con Emilio Barucci, professore di matematica finanziaria al Politecnico di Milano e direttore del QFinLab – Quantitative Finance Lab, laboratorio del Dipartimento di Matematica che fa ricerca e formazione sulla matematica applicata alla finanza, con una forte attenzione al trasferimento della conoscenza verso l’industria e la società.

QFinLab: ricerca, didattica e interfaccia con l’industria finanziaria
Come nasce il QFinLab e qual è l’idea di fondo? Anche quella di portare la matematica finanziaria fuori dalla cerchia degli esperti?
Io arrivo al Politecnico nel 2005. All’interno di Ingegneria Matematica, il Dipartimento di Matematica decide di costruire un gruppo di ricerca e un profilo di formazione in finanza quantitativa, cioè tutto ciò che riguarda la matematica applicata alla finanza. L’esperienza di Ingegneria Matematica è unica in Italia, almeno per livello e successo, si vedeva nella matematica applicata alla finanza una grande opportunità di formazione e un ambito di ricerca e divulgazione interessante.
L’obiettivo era creare un centro di ricerca e formazione che parlasse all’industria finanziaria: fare ricerca e didattica orientate a costruire profili di studenti e risultati che “parlino” al mondo finanziario. Abbiamo costruito questo laboratorio: oggi siamo sei persone strutturate più altrettanti dottorandi e ricercatori junior, raggruppiamo i ricercatori che si occupano di matematica applicata alla finanza nel Dipartimento.
Non solo didattica e ricerca ma anche terza missione, quindi?
Facciamo didattica e ricerca, ma vogliamo essere un punto di riferimento nella comunità finanziaria per lo sviluppo dei metodi quantitativi. In particolare: con POLIMI GSoM abbiamo tre master (due su temi fintech e uno sulla finanza quantitativa), e curiamo un percorso per facilitare l’incontro tra studenti e mondo del lavoro. Inoltre, abbiamo attivo un canale di riflessione sui temi ESG: facciamo seminari aperti all’industria e pubblichiamo ogni novembre un rapporto su come le società quotate italiane si comportano sul fronte ESG.
Quello che produciamo qui va oltre formazione e ricerca: vogliamo essere utili alla società, con una forte componente di divulgazione. Da alcuni anni, abbiamo iniziato un percorso di educazione finanziaria: andiamo nelle scuole e lavoriamo anche con un pubblico adulto, fornendo informazioni di base sulla finanza personale.
Fintech e intelligenza artificiale: cosa sta cambiando davvero
Intelligenza artificiale e machine learning stanno veramente rivoluzionando tutto e in che modo?
Sicuramente: la rivoluzione c’è già. L’innovazione digitale cambia il modo in cui si fa banca. Noi l’abbiamo studiato con gli asset digitali e con la digitalizzazione dei pagamenti. È una rivoluzione che sta impattando molto su come si lavora in banca e nel mondo assicurativo e quindi anche su quello che noi insegniamo: la rivoluzione digitale ha già rappresentato un cambiamento strutturale nel mondo della finanza.
Poi c’è il tema dell’intelligenza artificiale, che riguarda l’automazione e l’ottimizzazione di alcuni processi nel mondo finanziario.
Sostenibilità/ESG e finanza verde: l’effetto su investimenti e prezzi
Tocchiamo l’altro punto, quello della sostenibilità: nel particolare di cosa vi siete occupati?
Noi ci siamo occupati di capire gli effetti della finanza verde: obiettivi di sostenibilità hanno effetti sugli investimenti e sui prezzi dei titoli, sia azionari sia obbligazionari. Abbiamo cercato di individuare qual è l’effetto dell’attenzione ai temi verdi sulle scelte di investimento degli individui e sui prezzi dei titoli finanziari.

Tre domande concrete che la finanza quantitativa prova a risolvere
Un fraintendimento comune è che la matematica sia poco “spendibile” nella vita di tutti i giorni. Quali problemi concreti vi piace risolvere al QFinLab?
Noi tipicamente risolviamo tre problemi molto concreti. Li esemplifico:
- Se ho 1.000 euro, come li investo nel modo migliore possibile per soddisfare le mie esigenze?
- Perché un titolo finanziario vale un certo prezzo? È sopravvalutato o sottovalutato?
- Capire che rischi mi prendo quando investo in un titolo finanziario.
Ma risolviamo anche problemi quotidiani: per esempio un prestito per comprare uno smartphone a rate è conveniente o no? Sono cose molto concrete, che richiedono la conoscenza di un po’ di matematica.
Cosa può (e cosa non può) fare un modello matematico
I modelli matematici sono utili, ma non risolvono tutto: dove arrivano e dove non arrivano?
Ti dicono come orientarti quando ci sono numeri che ti danno risposte univoche: quanto è oneroso un prestito, qual è il rischio che ti assumi. Ti danno risposte chiare a problemi ben definiti.
Dopodiché, se investire o non investire in una certa azienda dipende anche da opinioni e valutazioni più ampie che la matematica non sempre riesce a descrivere.
C’è un’idea preconcetta che fatica a morire sul vostro lavoro?
Sta scomparendo l’idea che la finanza sia un’arte per stregoni. La matematica in finanza ha contribuito a renderla sempre più professionale e ha portato un elemento di pulizia nelle competenze e conoscenze necessarie. La rappresentazione stereotipata del matematico o del fisico ‘‘cervellone’’ in finanza è ormai superata: oggi è una componente ben consolidata nel mondo finanziario.
Educazione finanziaria in Italia: consapevolezza e chi deve farsene carico
Nel vostro lavoro “verso l’esterno” notate più consapevolezza sull’importanza della formazione?
Sì. L’utilizzo della matematica in finanza risale alla fine degli anni ’90; poi c’è stato un boom negli anni 2000. La crisi finanziaria ha cambiato priorità, ma ormai conoscere matematica in finanza è diventato una necessità: tutte le banche e le assicurazioni hanno professionalità in questo ambito. Da questo punto di vista il laureato del Politecnico ha competenze in più rispetto al laureato in economia, e questo viene riconosciuto nel mondo del lavoro.
Il livello medio di consapevolezza finanziaria in Italia è basso?
È basso. Dobbiamo lavorare su questo.
Chi dovrebbe farsene carico?
Sicuramente la scuola. Si stanno facendo passi avanti, ma siamo ancora indietro.
Divulgazione senza banalizzare: il “doppio registro” tra rigore e vita quotidiana
Come si trasmettono queste conoscenze senza semplificare troppo o banalizzare?
C’è un problema di alfabetizzazione finanziaria. Noi dobbiamo avere due versanti: produrre risultati e metodologie per rispondere a problemi molto complicati, mantenendo il rigore scientifico. Poi ci sono temi che impattano la vita di tutti i giorni: lì lavoriamo con un linguaggio diverso, con le scuole e con il pubblico adulto, per trasmettere conoscenze di base.
Nelle scuole con cui lavorate, come funziona in pratica?
Ogni anno coinvolgiamo diverse centinaia di scuole con progetti online: mandiamo materiale ai docenti e lavoriamo in modalità flipped classroom, con contenuti digitali (video, esercizi). Usiamo anche i MOOC (ne abbiamo fatti tre con METID). Gli studenti imparano tramite i video e studiano gli argomenti; poi noi validiamo il percorso con il docente.
Avete un contatto diretto con gli studenti?
Non sempre direttamente. Però facciamo attività come il Policollege, dove parliamo con loro, e attività estive di educazione finanziaria in cui li incontriamo.

I temi caldi della ricerca: clima, crisi finanziarie, digitalizzazione
Quali sono i temi caldi della ricerca in matematica applicata alla finanza, oggi e domani?
Direi tre grandi sfide:
- Crisi climatica ed ESG: capire come la crisi climatica impatterà sull’economia e quindi sulla finanza.
- Gestione delle crisi finanziarie: dopo la crisi del 2008 è diventata molto più complessa.
- Digitalizzazione e intelligenza artificiale: una trasformazione che ha ricadute sul mondo finanziario.
Come Dipartimento di Matematica, un tema su cui stiamo riflettendo molto è anche quale matematica serva per l’intelligenza artificiale.
Studiare matematica, oggi
Notate un aumento di interesse degli studenti per la matematica?
Sicuramente non è in calo. Direi che si sta consolidando.
Conta anche la prospettiva lavorativa?
I nostri studenti non hanno problemi a collocarsi nel mondo del lavoro, e vanno perlopiù a fare quello per cui li abbiamo formati.
Il percorso personale: “sono partito dai problemi, non dalla matematica”
Quale è stato il primo incontro con la matematica per Emilio Barucci?
Io sono laureato in Economia e Commercio, mi sono appassionato alla finanza e poi ho scoperto che la finanza, per essere interessante, aveva bisogno della matematica.
Per me la matematica è uno strumento per comprendere e risolvere un problema finanziario interessante. Non sono partito dalla matematica: sono partito dai problemi e ho realizzato che lo strumento matematico è indispensabile.
Cosa le fa dire ancora oggi “mi piace studiare queste cose”?
Pormi un problema interessante, concreto, e usare lo strumento matematico per risolverlo: è una sfida che considero tuttora molto interessante.
“La matematica ci insegna a essere precisi”
Che cosa ci insegna la matematica, oggi?
Ci insegna a essere precisi. Ci insegna a formalizzare bene un problema e a risolverlo. Senza matematica non sapremmo trovare soluzioni adeguate alle domande che ci poniamo anche nella vita di tutti i giorni.
Un consiglio per chi vuole approfondire in modo divulgativo?
Per capire la finanza e rendersi conto che serve una competenza in ambito quantitativo non banale, consiglio due film sulla crisi finanziaria.
La grande scommessa (2015) racconta, in modo molto efficace e anche ironico, come alcuni investitori abbiano capito in anticipo cosa stava succedendo nel mercato dei mutui “subprime” e abbiano “scommesso contro” quel sistema prima del crollo.
E poi Margin Call (2011), che è quasi un “thriller da ufficio”: in poche ore, dentro una grande banca d’investimento, si scopre che il rischio è diventato ingestibile e si assiste alle decisioni — tecniche ma con risvolti morali — che vengono prese quando il tempo stringe.
In chiusura, l’impressione è che la finanza quantitativa, per Barucci, non sia solo una disciplina “da specialisti”, ma un modo per mettere ordine nei problemi, misurare i rischi, compiere scelte finanziarie in modo appropriato. La ricerca del QFinLab segue le trasformazioni in atto senza inseguire slogan, con un obiettivo chiaro: formare competenze solide e, allo stesso tempo, contribuire a quella alfabetizzazione finanziaria che in Italia resta una delle sfide più urgenti.