Il teatro come nuovo linguaggio della scienza

Insegnare la matematica a teatro? “Perché no?” risponde, con il sorriso di chi ama le sfide, Maria Eugenia D’Aquino. L’attrice, sulle scene milanesi dal 1984, porta in tournée un repertorio instancabile: prosa, teatro musicale, classico, contemporaneo. Passa con disinvoltura dal comico al tragico, dall’intimo all’impegnato, dando voce a Euripide e Shakespeare come a Pirandello, Ionesco, Pinter, Bukowski, Sartre, Céline, Copi e ai nuovi autori della scena italiana e inglese.

Maria Eugenia D’Aquino interpreta Maria Gaetana Agnesi.
Maria Eugenia D’Aquino interpreta Maria Gaetana Agnesi. Foto © Elena Clara Savino

Non soddisfatta, nel 2002 inventa TeatroInMatematica – ScienzaInScena: un progetto che unisce palcoscenico e scienza, ricerca e creatività. Lo dirige artisticamente, lo alimenta, e insieme a Valentina Colorni, Riccardo Mini e agli attori della Compagnia PACTA . dei Teatri, costruisce una rete di spettacoli, incontri e workshop che fanno dialogare numeri e emozioni, formule e personaggi.

Nato con il contributo di Alberto Colorni, il progetto oggi si avvale della consulenza scientifica di numerosi matematici del Politecnico di Milano. Tra loro c’è Giulio Magli, Direttore del Laboratorio di divulgazione scientifica FDS del Dipartimento di Matematica, che in questa intervista le dà la parola.

Maria Eugenia, parliamo dei tuoi inizi come attrice classica.

Ho iniziato il mio percorso nel teatro nel 1984, a Milano, cimentandomi in un repertorio di prosa e di teatro musicale, che spazia dal classico al contemporaneo – da Euripide, Shakespeare, Schiller, Pirandello, Ionesco, Pinter, Bukowski, Sartre, Céline, Copi, Canetti, ecc. fino ai nuovi autori della drammaturgia italiana e inglese. Ho frequentato scuole e percorsi formativi specifici, naturalmente, esplorando tante discipline performative, spinta dalla curiosità di sperimentare diverse tecniche espressive.

Maria Eugenia D’Aquino e Annig Raimondi nello spettacolo “Parallelismi: geometrie euclidee e non”.
Maria Eugenia D’Aquino e Annig Raimondi nello spettacolo “Parallelismi: geometrie euclidee e non”. © Arda Akkaya

A un certo punto nasce l’idea di coniugare teatro e matematica.

Nonostante gli studi classici, ho sempre avuto una propensione per le materie scientifiche, alimentata dalla formazione ricevuta da mio padre e poi dagli studi di Ingegneria al Politecnico di Milano. Nonostante abbia intrapreso una carriera teatrale, mi sono sempre chiesta come fosse possibile non capire la Matematica. Questa riflessione mi ha condotto a pensare: perché non provare a fare spettacoli per abbattere lo stereotipo che la Matematica sia inavvicinabile? Ho capito che mettere in scena la scienza non sia tanto fare divulgazione, ma trasformare il linguaggio tecnico in linguaggio teatrale, vissuto, corporeo, visionario.

Nel 2002 inventi il progetto TeatroInMatematica – ScienzaInScena, unico nel suo genere.

Sì.  Nel 2002 ho ideato il progetto chiamato TeatroInMatematica – ScienzaInScena, con un pool di esperti di linguaggi performativi (drammaturgia, regia, illuminotecnica, interpretazione) e con validi consulenti scientifici, un’originale iniziativa, unica nel suo genere, che da subito ha suscitato l’interesse di un folto pubblico. In scena la Matematica perde la dimensione di scienza austera e accessibile solo a pochi iniziati; diventa materia esplorabile e comprensibile a tutti, lasciando affiorare la bellezza e il fascino che le sono propri. Da allora: 11 spettacoli, decine di incontri, libri, workshop.

Il principio base è quello di utilizzare le competenze e i linguaggi della scienza e del teatro per riscoprire l’antica inscindibile connessione tra cultura scientifica e cultura umanistica, e per rivelare il mistero e il fascino dell’intersezione tra Arte e Scienza. Uno degli aspetti principali attorno a cui ruota il progetto e che costituisce il suo carattere innovativo è l’invenzione di un nuovo linguaggio teatrale che tenga conto di alcuni principi e parallelismi del pensiero scientifico, un nuovo strumento di comunicazione.

Laboratorio Studenti STEMinTheCity – Regione Lombardia
Laboratorio Studenti STEMinTheCity – Regione Lombardia

Nel 2008 viene fondata “PACTA . dei Teatri”. PACTA propone da alcuni anni un vero e proprio festival…

Nel 2008, insieme ad altri artisti e operatori, ho fondato a Milano l’associazione PACTA . dei Teatri, di cui sono Presidente e che gestisce il PACTA Salone di via Dini, uno dei più effervescenti teatri della città.

E, dal 2018, ho dato vita al Festival ScienzaInScena. L’impulso era partito quindici anni prima con il TeatroInMatematica, grazie al quale siamo entrati in collisione con altri che hanno riconosciuto nel teatro la possibilità di rendere ‘vivente’ e visibile l’approccio scientifico all’interpretazione della realtà.  Giunto alla nona edizione, il Festival gode del patrocinio e della collaborazione di diverse istituzioni scientifiche, tra cui: Politecnico di Milano, INAF- Istituto Nazionale di Astrofisica, CNR- Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima ISAC CNR, CREIS – Centro Ricerca Europea per l’Innovazione Sostenibile, Department of History University of California, Berkeley, Civico Planetario di Milano, Università di Camerino. Dal 2025, Rai Pubblica Utilità, il dipartimento Rai che ha lo scopo di promuovere e valorizzare lo sviluppo sociale e culturale dei cittadini, è media partner del Festival.

Quali sono i problemi e quali le soddisfazioni di coniugare teatro e divulgazione scientifica?

Sicuramente, uno dei rischi maggiori nel coniugare teatro e divulgazione è quello di ‘innescare’ il discorso solo in chiave educativa-didattica, perdendo la forza drammatica del teatro. Dunque, da un lato occorre mediare tra rigore scientifico e libertà creativa, dall’altro occorre elevare il linguaggio ‘divulgativo’ ad un altro tipo di processo che si chiama ‘rivelazione’. In teatro si rivela, non si divulga.  Intendiamoci, non è un problema, bisogna solo saperlo fare. Il vero problema non è tanto in quello che proponiamo noi – che abbiamo una consolidata squadra formata da esperti di linguaggi performativi e da consulenti scientifici – quanto piuttosto in operazioni, ahimè sempre più diffuse, in cui esperti del mondo scientifico, senza nessuna conoscenza specifica dei linguaggi della rappresentazione, calcano le scene spacciando una seppur decorosa divulgazione per teatro e alimentando una gran confusione.

Le soddisfazioni sono grandi: più di tutte, e succede spesso, quando il pubblico ti ringrazia per avergli aperto in modo appassionato e appassionante orizzonti scientifici che credeva preclusi, quando ti comunica di essersi sentito partecipe di storie ‘sconosciute’ ma che hanno inciso sull’evoluzione dell’umanità. Ma anche quando studenti e studentesse, che hai guidato nella produzione da parte loro di elaborati creativi ispirati ad argomenti scientifici, si mettono in gioco.

 
Maria Eugenia D’Aquino e Vladimir Todisco Grande nello spettacolo “I numeri primi e la crittografia”. Ph Luca Rosingana

Maria Eugenia D’Aquino e Vladimir Todisco Grande nello spettacolo “I numeri primi e la crittografia”. © Luca Rosingana

Cosa pensi della paura che le persone hanno della matematica, e come si può aiutare a superarla?

Credo che la paura della matematica sia in larga parte culturale. Le ragioni possono essere tante, spesso legate anche al modo in cui viene insegnata e proposta fin dai primi approcci scolastici. Per fortuna, grazie a un grande incremento di metodologie didattiche all’avanguardia per l’insegnamento della matematica, si sta ovviando alle carenze educative del passato. Rimane sempre la difficoltà a far accettare qualcosa che sembri una materia lontana, astratta, fatta di regole, formule e concetti difficili da afferrare. Ma la motivazione a studiarla nasce proprio quando si riesce a intravedere un senso, una connessione tra ciò che impariamo e le nostre capacità, i nostri interessi, i nostri obiettivi e la realtà che ci circonda.

La matematica, in fondo, è un’attività del pensiero: non si può ridurre a un insieme di regole da memorizzare. Imparare matematica significa imparare a pensare, a ragionare in modo logico e creativo, a intuire, immaginare, progettare, ipotizzare, verificare. È un esercizio che allena la mente a osservare, ordinare e misurare il mondo. E poiché si impara a pensare solo pensando, è fondamentale creare occasioni che stimolino il ragionamento, che spingano a usare la propria intelligenza in modo attivo e curioso.

Anche da questa convinzione è nata la mia idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: portare la matematica a teatro. Attraverso un approccio originale, divertente e innovativo, si possono esplorare — in chiave teatrale — equazioni, formule e teoremi che di solito incutono timore sui banchi di scuola; si può imparare la matematica con il corpo, con il movimento, con l’emozione della scena.

Scienza e teatro, in fondo, condividono molto più di quanto si pensi. Entrambe cercano la verità, hanno una funzione educativa e parlano un linguaggio universale. Ecco perché il teatro è diventato il ponte ideale tra scienza e arte: razionalità e creatività, logica e immaginazione: possono coesistere, senza che una prevalga sull’altra. Dietro a un teorema c’è una persona, una storia, un desiderio. Il teatro rende possibile rivelarlo.

Oltre agli spettacoli hai elaborato anche altri percorsi per rendere protagonista il pubblico di un processo creativo intorno ad argomenti scientifici?

Sì, sono percorsi che ho sviluppato prevalentemente per studenti e studentesse di scuola superiore, ma anche per i più piccoli, e per tutte le età, in cui chi partecipa non è solo spettatore, ma entra in scena, scrive, interpreta, mette in gioco il proprio corpo e la propria creatività. Sono laboratori che si prefiggono di avvicinare alle discipline scientifiche con un approccio didattico informale e interattivo che stimoli sia la curiosità, fondamentale per il coinvolgimento emozionale dei partecipanti, sia gli aspetti motivazionali e cognitivi. Ho inventato una metodologia che ho chiamato learning by playing – un’evoluzione del learning by doing – giocato sulla bivalenza del verbo to play, che in inglese esprime sia giocare sia recitare.

La sintesi metodologica sta nel consentire al partecipante di divenire protagonista di un atto creativo, fornendogli ovviamente gli strumenti base necessari. La metafora del teatro consente di rendere tangibili e agite alcune dinamiche fondamentali proprie di qualsiasi forma di apprendimento, e a superare le difficoltà motivazionali, contenutistiche, cognitive.

Nel percorso i partecipanti vengono messi in grado di manipolare gli argomenti scientifici per trasformarli e rivelarli in un altro linguaggio, un linguaggio che inneschi un processo creativo. Oppure vengono stimolati a raccontare figure di donne e uomini del passato e del presente che hanno segnato l’evoluzione del pensiero scientifico, utilizzando diversi linguaggi performativi.

È una forma di teatro partecipato che produce conoscenza e comunità insieme.

 
Maria Eugenia D’Aquino interpreta Maria Gaetana Agnesi davanti agli studenti.

Maria Eugenia D’Aquino interpreta Maria Gaetana Agnesi davanti agli studenti.

La tua collaborazione con il Politecnico, e in particolare con il Laboratorio di Formazione e Sperimentazione Didattica (FDS) del Dipartimento di Matematica, è di lunga data. Quali sono le esperienze più significative?

La collaborazione con il Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano e con il laboratorio FDS rappresenta da oltre un ventennio un asse fondamentale del mio lavoro. Con loro abbiamo costruito spettacoli, laboratori e format che uniscono ricerca, formazione e teatro. L’esperienza più significativa è stata proprio la creazione di un pool scientifico che ha accompagnato ogni iniziativa teatrale e formativa riguardante la matematica, curandone il rigore e fornendo gli elementi necessari a sviluppare il percorso creativo, in perfetta condivisione con il pool teatrale. È un dialogo che dura da anni e che continua a evolvere.

Una iniziativa recente è stata la rivalutazione della figura di Maria Gaetana Agnesi, alla quale hai dedicato uno spettacolo e sulla quale stiamo realizzando insieme un podcast della serie “Inventare la matematica”. Perché pensi che sia importante?

Chi è questa signora che un antropologo francese in viaggio in Italia nel 1739, piombando nel suo salotto scientifico milanese descrive come né brutta né bella?Dietro una definizione che sembra alludere ad una figura in qualche modo anonima, modesta, si nasconde una delle figure chiave del ‘700 milanese, italiano ed europeo, Maria Gaetana Agnesi, matematica, filosofa, benefattrice. Nel 2018, in occasione del suo 300° compleanno, ho creato un intero palinsesto per il Comune di Milano dal titolo Avrei voluto conoscerla!, in collaborazione con il Politecnico di Milano, con il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, con il Pio Albergo Trivulzio. Nello spettacolo che le ho dedicato, raccontiamo una storia veramente speciale, la storia di una donna rivoluzionaria che creato modelli avveniristici di insegnamento e di assistenza: una storia che non si può non conoscere, un affresco di un periodo illuminato della nostra storia.

Portarla in scena significa restituire una memoria culturale e rovesciare stereotipi.
Il podcast Inventare la matematica ci permette di estendere quel racconto, anche attraverso un altro canale, di farlo ascoltare, riflettere, condividere. Agnesi è un modello: passione per la conoscenza, impegno civile e sociale intelligenza libera. Raccontarla oggi vuol dire parlare di modelli per il futuro.

 
Maria Eugenia D’Aquino interpreta Maria Gaetana Agnesi. Ph Elena Clara Savino

Maria Eugenia D’Aquino interpreta Maria Gaetana Agnesi. © Elena Clara Savino

Quali sono i tuoi progetti e le prospettive future?

Realizzare la Nona edizione del Festival ScienzaInScena, dal 27 gennaio 28 febbraio 2026, nel mio teatro il PACTA Salone a Milano, e in luoghi speciali della città, come il Civico Planetario Ulrico Hoepli, con nostre produzioni ‘teatralscientifiche’, ma anche ospitando altre realtà italiane che, come noi, lavorano sull’intersezione tra Arte e Scienza.  Ma anche prepararmi a celebrare, nel 2027, i venticinque anni del TeatroInMatematica e i dieci anni del Festival ScienzaInScena.
Attualmente sto lavorando a nuove produzioni di teatro-scienza e proseguo con i laboratori nelle scuole e nelle università.

Pensi che il teatro possa contribuire a superare gli stereotipi legati alla scienza, in particolare quelli di genere?

Sì, senza dubbio. Il teatro è un luogo di immaginazione e rappresentazione: possiamo ribaltare gli sguardi, mettere in scena storie dimenticate, restituire complessità.
Quando porto in scena figure come Agnesi, Du Châtelet, Nightingale, contribuisco a rivelare che la ricerca, la scoperta, l’intuizione non sono categorie solo maschili. Sono umane. Il teatro può mostrarlo con forza più immediata di tanti saggi.
E penso che questo contribuisca davvero a superare stereotipi. Il teatro trasforma la conoscenza in esperienza, e l’esperienza è democraticamente accessibile.

C’è un matematico/a o una figura scientifica che sogni di portare in scena e non hai ancora avuto l’occasione?

Da diversi anni esploro l’universo umano dipingendo ritratti originali a partire dalla vita di figure della Scienza. Per citarne alcune: Ipazia; le astronome dimenticate; Maria Gaetana Agnesi, Hedy Lamarr, protagoniste di spettacoli che sono stati highlight del palinsesto dal Comune di Milano, I talenti delle donne; Maria Sybilla Merian; Wangari Maathai; Eva Mameli Calvino; Laura Conti; Alice Hamilton; Donella Meadows; Mario Tchou; Gabrielle Émilie du Châtelet e da ultimo Florence Nightingale.

Ma ho un elenco dieci volte più lungo di grandi scienziati e scienziate da rivelare in scena. Non credo che vivrò abbastanza per poterlo esaurire.
Mi piacerebbe anche lavorare su figure contemporanee che coniugano scienza, etica e cambiamento sociale — donne e uomini che oggi fanno ricerca nel campo della sostenibilità, dell’intelligenza artificiale, della biologia computazionale, ecc…
Mi piacerebbe portare in scena non solo la scienza storica, ma la scienza che è in atto, viva, aperta al futuro.

Maria Eugenia D’Aquino interpreta Ipazia. Ph Andrea Balossi Restelli
Maria Eugenia D’Aquino interpreta Ipazia. © Andrea Balossi Restelli
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