Skip to main content Skip to page footer

“Il bello dell’architettura è la sua interdisciplinarità”

Lettera aperta alla ricerca di Ilaria Valente

Data di pubblicazione

Cara Ricerca,

io e te ci siamo confrontate quotidianamente in questi anni, in un rapporto non sempre facile, ma sempre molto ricco e stimolante.

Fare ricerca nell’ambito dell’architettura vuol dire affrontare un terreno vasto e sfaccettato, perché l’architettura è per sua natura una pratica artistica, tecnica e sociale che affronta le trasformazioni dello spazio abitato a molteplici scale. Ci possono essere molti stili diversi di fare ricerca, ma al centro, ed è la caratteristica peculiare dell’architettura, si colloca il progetto (di architettura, architettonico e urbano), attraverso cui si produce il pensiero e la conoscenza.

La forza del progetto come strumento di ricerca scientifica e artistica si applica a sperimentazioni specifiche sul campo, per risolvere problemi concreti dello spazio abitato. E proprio attraverso la produzione e il confronto di tali sperimentazioni si riescono a mettere a punto criteri, metodologie e risultati che poi possiamo condividere e trasmettere.

Più andavo avanti con la mia ricerca, più capivo che attraverso progetti, artefatti e processi, producevo conoscenza.

Il bello di fare ricerca in architettura è la sua interdisciplinarità, poiché l’architettura, da sempre, affronta la sintesi dei saperi che ne sono fondamento e lavora “al limite” di altre discipline.

Una peculiarità della ricerca che conduciamo quotidianamente nell’università è di poter essere condotta in parallelo nella didattica, insieme agli studenti, nei laboratori di progettazione (o design studios, come sono nominati a livello internazionale): questo avviene in tutte le scuole di architettura, in Europa e nel Mondo.

In quanto architetto fin dagli anni della mia formazione universitaria ho avuto l’opportunità di percorrere un cammino in cui ho affinato una mia propria idea, sulla finalità dell’operare progettuale, ad esempio nel rapporto con la città e più in generale con i contesti, sulla finalità etica ed estetica dell’architettura e ho avuto modo di approfondire i miei strumenti e il mio linguaggio.

Ma sono convinta che la ricerca non debba essere solamente “personale”, poiché in molti casi, e sempre di più oggi, questo percorso è condiviso con altri, con gruppi di progettisti con cui si collabora spesso per lunghi anni (per fare un esempio, il caso milanese più classico è quello dei BBPR, ma questo avviene anche in ambito accademico).

Attraverso i progetti e le opere si misura l’avanzamento della disciplina, in parallelo si sviluppa il terreno della teoria, che ne codifica i termini. Di conseguenza, la ricerca nell’ambito dell’architettura si sostanzia in progetti, opere e scritti.

Proprio per la diversità dei suoi “prodotti” l’orizzonte della ricerca è dunque complesso, per questo è molto dibattuta oggi anche la sua misurabilità e la valutazione degli esiti in ambito scientifico e accademico. La qualità della ricerca è affidata a processi di peer review, dove la priorità e il peso dei diversi prodotti non è sempre di facile o univoca analisi.

Su questo tema abbiamo lavorato, negli anni recenti, nella EAAE (European Association for Architectural Education) producendo una “Charter on Architectural Research” per tentare di dare un contributo di riferimento alle Scuole, ai Dipartimenti, alle Istituzioni di ricerca. La carta è stata prodotta nella consapevolezza che “l’architettura sta affrontando le sfide della crisi climatica, della globalizzazione, dell’urbanizzazione e della trasformazione sociale che richiedono una ricerca vitale.

Parallelamente, gli orizzonti della sperimentazione architettonica si stanno espandendo rapidamente con lo sviluppo di nuove tecnologie e media. Se vogliamo comprendere, spiegare, anticipare e influenzare le conseguenze di questi cambiamenti, la ricerca è essenziale. Inoltre, la ricerca è essenziale per la continua espansione della base di conoscenza della disciplina, per lo sviluppo della comprensione dello spazio e per il miglioramento dell’insegnamento, dell’apprendimento e della pratica dell’architettura.

Sullo stesso tema

Ti racconto la mia ricerca
Tempo ritrovato, quartieri riscoperti: lo smart working ridisegna Milano e l’Europa

Ilaria Mariotti racconta la nuova geografia del lavoro, tra scenari urbani, politiche territoriali e nuove disuguaglianze

Since 1863
Federico Bucci, l’architetto che ha fatto di Mantova un laboratorio internazionale

Intervista a Elisa Boeri, ricercatrice e assistente storica di Federico Bucci

Ti racconto la mia ricerca
Hasan Ceylan (a sinistra) e Alper Kanyilmaz
Rilevare i danni strutturali dopo un terremoto con la fibra ottica

Città più sicure e resilienti con il progetto FORESIGHT

Un brevetto al mese
Con Proxima l’edificio diventa un organismo adattivo

Il rivoluzionario brevetto per una architettura ibrida modulare, dinamica e sostenibile

Incontri
Architetto cileno Alejandro Aravena
Alejandro Aravena: l’architettura come scorciatoia verso l’equità

Ai giovani dice “Siate nerd, ma allo stesso tempo irriverenti”.

Potrebbe interessarti

One Health
Studiare la sicurezza dei farmaci in gravidanza: il progetto PROTECT

La sicurezza dei farmaci in gravidanza resta una delle aree più complesse e meno esplorate della medicina: PROTECT nasce per colmare questo vuoto.

Natural Risks
Society and Ethics
Enorme raccolto di soia in un'area deforestata della foresta pluviale amazzonica nel Mato Grosso, in Brasile. Deforestazione per le aziende agricole confinanti con il Parco Indigeno dello Xingu.
Il prezzo invisibile della soia

Dal Brasile alla Cina, il viaggio di una coltura che consuma acqua, terra e foreste

Materials
Banco di Melloni
Nel museo dei laser dove la fisica racconta la sua storia

Strumenti d’epoca e prototipi pionieristici ripercorrono un secolo di ricerca, fino ai laser ultraveloci e alla scienza degli attosecondi.

Mobility
Bob, biciclette, carrozzine e piedi: l’HexaLab di Lecco è il simulatore multisport più avanzato al mondo

L'HexaLab del Polo Territoriale di Lecco si basa sulla pratica dello Human in the loop, per cui l’essere umano può controllare il simulatore e interagire fisicamente con l’attrezzo e il mondo “simulato” che lo circonda.

One Health
Le persone e le idee dietro gli occhiali del futuro: storie di ricerca dallo Smart Eyewear Lab

Un racconto appassionato del laboratorio del Politecnico di Milano e di EssilorLuxottica, attraverso le voci dei suoi ricercatori