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L'architettura non è architettura: la lezione di Ma Yansong

Abbiamo incontrato Ma Yansong in occasione della sua lecture al Politecnico di Milano, organizzata in collaborazione con la rivista Domus, di cui quest’anno è guest editor.

In un’aula sold out, gremita di studenti, l’architetto cinese fondatore dello studio MAD ha ripercorso i suoi progetti, dalla sua prima vasca per i pesci fino al nuovo avveniristico progetto per il Lucas Museum of Narrative Art di Los Angeles. Una carrellata attraverso cui ha delineato la propria visione: un’architettura che non si esaurisce nella costruzione di edifici, ma che amplia il proprio significato per rispondere alla società contemporanea, mettendo al centro la relazione con la vita delle persone.

Ne emerge un approccio in cui materiali e spazi non sono fini a sé stessi, ma strumenti per creare atmosfere, in un dialogo costante tra natura e cultura. Una ricerca che si traduce in progetti capaci di connettere tradizione e modernità, antico e nuovo, spesso integrando il paesaggio e restituendo spazi condivisi e accessibili. Lo studio MAD, fondato nel 1975, ha oggi sedi a Pechino, Los Angeles e Roma e sviluppa architetture dalle forme sinuose, fluide e organiche, pensate per fondersi con il contesto naturale e generare nuove esperienze spaziali.

Partiamo dal titolo della sua lecture, “Architecture is not architecture”. Che cosa significa oggi per lei questa affermazione?

Trovo che la professione non sia sufficiente a rispondere alla tecnologia di oggi, alla società di oggi e alle nostre vite. Questo fa sì che le persone perdano interesse, quindi dobbiamo ampliare questa definizione. L’architettura è molto importante, è legata alla vita di tutti, quindi deve parlare a molte prospettive diverse ed espandere il proprio significato. Tutti ricordiamo il “less is more” di Mies van der Rohe, un motto degli architetti. Ma è necessario un rapporto più forte con la vita delle persone.
Ho cercato di darne alcune nuove definizioni. 

In effetti, nella sua lecture ne ha elencate dieci: fantasia, sentire la natura, partecipazione, corpo, movimento, immagine, rammendo, narrazione, evento, nuova economia

Sì, abbiamo cercato di darne dieci, ma potrebbero essere di più, perché si tratta di una discussione aperta. Vogliamo che ogni Paese contribuisca, per rendere l’architettura più aperta, più connessa alle nostre vite. Non si tratta solo di disegnare un edificio, ma di molto altro. L’architettura non è solo spazio e materia; ma utilizzando spazio e materiali, l’architettura crea un’atmosfera.

Che cosa la ispira nel suo lavoro?

Traggo ispirazione dalla città e dall’architettura del passato. Credo che la natura antica di Pechino sia coltivata con cura, la montagna, la pagoda, l’acqua, la natura diventa cultura. Ci sono molti paesaggi, e le montagne non sono solo montagne, l’acqua non è solo acqua. È per questo che dico che l’architettura non è architettura.
Il rapporto tra architettura e manufatto mi porta a dire: io sono parte di te, tu sei parte di me, siamo un tutt’uno, io sono parte della natura.

 

Lei spesso mette in relazione antico e nuovo, tradizione e modernità?

Sì, per esempio nella lecture ho evidenziato questo aspetto parlando di un progetto di scuola dell’infanzia YueCheng Courtyard Kindergarten in cui abbiamo preservato i vecchi tetti a falde e demolito quelli finti. Poi abbiamo progettato le aule e creato spazio per il verde e le aree gioco. Abbiamo coperto tutto con un tetto molto colorato.
In questo modo si ha la sensazione di viaggiare nel tempo tra antico e nuovo, ma anche di rispettare la natura e gli alberi. Questo è un elemento comune. Le nuove strutture sono state mantenute basse, ma consentono comunque un’esperienza spaziale. Si può entrare nella scuola materna attraverso il vecchio cancello, antico e nuovo sono costantemente in contatto tra loro, e si ha la sensazione di viaggiare nel tempo.
Ho applicato lo stesso concetto in un progetto di social housing a Pechino, con torri che poggiano su una piattaforma comunitaria sospesa, dove i pedoni possono accedere sia al secondo livello sia al piano terra, che è aperto alla città.
Ci sono spazi condivisi, un anfiteatro e persino una rivista dedicata. L’edilizia sociale dovrebbe creare un senso di casa affinché le persone non si sentano abbandonate, ma orgogliose di vivere lì.

Il concetto di città Shanshui è centrale nella sua pratica. In che modo la tradizione della pittura di paesaggio cinese diventa uno strumento progettuale per immaginare le città del futuro?

Sì, Shanshui è un antico concetto cinese che suggerisce che la natura possa essere spirituale ed emotiva. Penso che questo si sia completamente perso nelle città moderne. Oggi tutti parliamo di natura, sostenibilità, energia verde, ma non degli aspetti emotivi o spirituali.
Dovremmo imparare dalla storia e credere che le nostre città e la nostra architettura possano avere bellezza e momenti emotivi. Quando viviamo in città, dovremmo comunque provare orgoglio. Penso che questo sia ciò che oggi manca.

Shanshui” è un termine cinese che significa letteralmente “montagna” e “acqua”, e si riferisce a un genere di pittura di paesaggio che implica molteplici livelli di interpretazione.

Un esempio è la sua Harbin Opera House

Esattamente, ha linee molto curve, e la vera sfida era creare un involucro accessibile al pubblico, integrato con il parco, anche il tetto è uno spazio aperto, quindi le persone possono camminarci sopra e c’è anche un anfiteatro.
In questo modo, l’edificio si fonde con l’orizzonte. All’interno, c’è molta luce naturale poiché abbiamo cercato di utilizzare materiali naturali come il legno locale. Qui l’architettura diventa paesaggio.
Allora perché non creare un edificio vulcano? È quello che abbiamo fatto, con uno stadio da 4.000 posti con colline verdi all’esterno. Il risultato è che non si vede un grande edificio in cemento e vetro, ma un grande parco aperto che le persone possono utilizzare in qualsiasi momento della giornata.
Mi piacciono molto i vulcani, ma l’ho progettato perché nella nostra società frenetica, in cui tutti sono sopraffatti e non hanno tempo per rilassarsi, volevo creare uno spazio in cui le persone potessero riflettere. Così ho creato uno stadio non solo per il gioco, la velocità e la forza, ma anche per il piacere.
Abbiamo cercato di creare edifici monumentali che si fondano nella natura, attenuandone la forza. L’architettura non è più così dominante.

Ha appena completato il nuovo museo Fenix a Rotterdam ristrutturando un vecchio magazzino. A cosa sta lavorando ora?

A settembre aprirà il mio progetto più recente: il Lucas Museum of Narrative Art (LMNA) a Los Angeles, fondato da George Lucas, il regista di Star Wars
L’edificio è concepito come una struttura sospesa: volevamo preservare il paesaggio a livello del suolo e, al tempo stesso, creare un nuovo paesaggio sul tetto. Si sviluppa orizzontalmente, permettendo alle persone di attraversarlo alla base e di salire fino al tetto.

L’opera è ormai prossima al completamento. Sorge accanto a un campus caratterizzato da edifici in mattoni rossi, da cui si aprono viste sul centro di Los Angeles e sulle montagne circostanti. In questo contesto, l’edificio si configura come una soglia verso un ampio spazio verde.

Nelle immediate vicinanze si trovano anche il museo dello spazio e il museo di storia naturale. La forma dell’edificio è fortemente organica; il colore nero deriva dalla presenza dei pannelli solari sulla copertura e molti lo paragonano a un’astronave. Accanto si estende una grande piazza pubblica con un oculus che convoglia la luce naturale all’interno, creando uno spazio di incontro che offre anche riparo dal caldo.

Credo di essermi ispirato alle nuvole: osservandolo da diverse angolazioni, è difficile definirne con precisione la forma, che cambia a seconda del punto di vista. Questo aspetto incuriosisce gli studenti. È uno spazio quasi surreale, aperto all’interpretazione e alla scoperta ed è proprio in questa dimensione che risiede, a mio avviso, il significato dell’edificio.

Ha detto di essere preoccupato che le generazioni più giovani stiano perdendo interesse per l’architettura. Che cosa sta cambiando?

È qualcosa che ho osservato, soprattutto in Cina. C’è stato un grande cambiamento. In passato, le scuole di architettura erano molto popolari, i migliori studenti andavano lì. Ora le iscrizioni stanno diminuendo, alcuni programmi stanno chiudendo perché le persone non fanno domanda.
Gli studenti più talentuosi preferiscono intraprendere altre carriere, perché l’istruzione è diventata antiquata, si concentra solo sulla tecnica, sui disegni e sulla costruzione. Ma l’architettura può essere arte, attivismo sociale, filosofia, può essere molte cose.
Oggi, se si va in Cina, gli sviluppatori spesso non sanno cosa fare. Per esempio, quando ristrutturano una strada, non sanno quale programma creare, cosa piace alle persone o quali attività includere.
Chiedono agli architetti, ma gli architetti spesso non hanno questa conoscenza, sanno solo seguire istruzioni e produrre disegni. Mentre gli architetti dovrebbero entrare in relazione con molte persone, non dovrebbero avere non solo la capacità di progettare, ma anche di capire cosa progettare, cosa fare e quale sia l’obiettivo. Questo è un aspetto a cui i giovani progettisti dovrebbero prestare attenzione.

L'aula era gremita di studenti, che consiglio darebbe a un giovane studente di architettura?

Penso che l’architettura riguardi la vita. Dovremmo concentrarci sulla vita, sulle persone, non sugli edifici. Gli edifici sono solo un mezzo, una parte del processo.
Come persone, viviamo nelle città, parliamo di giardini, strade, spazi pubblici, arredi, case, comunità e molte altre cose. Dovremmo osservare la società e definire il nostro ruolo, invece di aspettare che ci venga assegnato un compito.

Come inizia un progetto? Abbiamo visto molti suoi schizzi, parte da quelli?

Sì, spesso inizio i miei progetti con schizzi rapidi che catturano un’emozione. Questi vengono poi sviluppati in qualcosa di più ampio. Faccio schizzi, ma nascono dall’osservazione.
Si va in un luogo, bisogna capire le persone e i loro sogni, perché desiderano qualcosa. Poi si cerca di diventarne parte, e solo allora si può rispondere.

E infine, che cosa pensa di Milano in questo periodo del Salone e della sua architettura, dalla tradizione al crescente numero di grattacieli?

Penso che Milano abbia molte qualità importanti: edifici storici, nuova architettura, tanti giovani, natura, tutto è molto attivo.
Vengo spesso qui durante la Design Week, quando è piena di persone. È molto aperta e dinamica, mi piace davvero molto.

Foto di copertina Courtesy of Domus – ©Editoriale Domus S.p.A.

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