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900 prove in Galleria del vento per il campione del mondo di ciclismo TOP GANNA

Intervista a Filippo Ganna campione olimpionico di ciclismo su strada e in pista.

Data di pubblicazione

Ventottenne piemontese (di Verbania) Filippo Ganna, per tutti TOP GANNA, 1 metro e 93 di altezza per 85 kg è l’uomo dei record: campione olimpionico, medaglia d’argento nella cronometro individuale maschile di ciclismo su strada e bronzo nell’inseguimento a squadre alle olimpiadi di Parigi 2024; attuale detentore del Record dell’ora in pista (56,792 km); 2 volte campione del Mondo a cronometro su strada; campione del mondo di inseguimento individuale per sei volte (nel 2016, 2018, 2019, 2020, 2022 e nel 2023), specialità nella quale ha detenuto il record del mondo e nel 2021 campione del mondo anche con il quartetto dell’inseguimento a squadre; vincitore di sette tappe al Giro d’Italia.

Abbiamo scambiato due parole con lui ospite d’onore alla Cerimonia di Inaugurazione del 162° Anno Accademico, interamente dedicata allo sport, occasione in cui ha sottolineato quanto la tecnologia e la ricerca siano importanti per migliorare le performance sportive citando i test effettuati nella Galleria del Vento in Bovisa che sono stati decisivi per le sue prestazioni.
Modesto e riservato, dal sorriso largo e sincero, emozionato di parlare davanti ai professori del Politecnico, ma disponibile a firmare autografi e a concedere selfie.

Fresco di due medaglie olimpiche a Parigi, come si riesce a raggiungere questi risultati sia su pista che su strada?

Alla fine quello che conta è la dedizione, come in qualsiasi ambito di lavoro o di studio. E poi la passione che permette di arrivare dove magari da solo con le tue forze non riusciresti ad arrivare, e la testa sì, quello che io chiamo l’agonismo, perché alla fine, quando sei in gara e vuoi ottenere una vittoria non hai vie di mezzo. Quindi tanti risultati arrivano con dedizione e passione e comunque con i tanti studi che ci sono alle spalle e con il lavoro di squadra.

Quanto conta la testa e quanto l’allenamento?

La testa alla fine è la parte forse più importante, perché quando le cose non vanno bene, quando i risultati magari non arrivano, quando le sensazioni non sono quelle dei giorni migliori, viene voglia di fermarsi invece che andare avanti. La testa fa tutto, quindi tanto è il lavoro atletico, ma anche tanto quello dal punto di vista proprio della testa.

E quante ore ti alleni?

Quando sono in carico, sono 30 ore a settimana, più i massaggi e lo stretching.

Poi a volte si vince e si perde per pochi centesimi, come affronti anche psicologicamente questo tipo di alti e bassi?

Sì, soprattutto nel mio ambito tutto si gioca sul filo dei centesimi, ma bisogna accettarlo alla fine, perché se non lo accetti la sconfitta è forse peggiore. Sai che dietro ogni sconfitta comunque si prova ad arrivare a una vittoria la volta successiva.

E quanto è importante il team? Il vostro quartetto azzurro ha vinto nel 2021 l’oro a Tokyo nell’inseguimento a squadre nel ciclismo su pista. Con Francesco Lamon, Simone Consonni, Jonathan Milan avete fatto segnare il nuovo record del mondo. 

La squadra in pista è fondamentale perché basta soltanto che uno sbagli il ritmo, che vada più forte o più piano, si rovina l’omogeneità del team, della squadra, del lavoro fatto per tanti anni. È un lavoro che viene diviso, io lo dico sempre, al 25% l’uno. Però quando ti rendi conto che c’è un atleta, che non può dare 25, l’altro 5 è da dividere sugli altri tre, quindi è sempre una bilancia che deve essere ben calibrata per portare al risultato finale di gruppo che serve per la vittoria.

Quindi una volta tocca a me, una volta tocca a te.

Esattamente, come a Tokyo dove magari il carico era più sulle mie spalle, quest’anno a Parigi Johnny (Jonathan Milan) ha fatto vedere che era una marcia superiore a tutti noi. Siamo comunque riusciti a portare a casa un risultato paracadute per tutti, perché ovviamente da campioni olimpici soltanto un bronzo brucia, però cerchiamo di guardare avanti alle prossime.

Un bronzo alle Olimpiadi è un ottimo risultato!E oggi abbiamo scoperto che dal 2014 in 10 anni hai fatto ben 900 test nella Galleria del Vento del Politecnico di Milano!

Sì, non ci credevo neanche io che fossero così tanti! Ogni test prevede tante sedute di lavoro in cui entri, ti posizioni, tari i parametri e senti il vento partire per 15 minuti, a volte stavo dentro dalla mattina alla sera e arrivavo a fare anche 50 lanci. Sono tanti anni che prendo vento in faccia, qui sui rulli a testa bassa! Ma ogni test mi ha permesso di capire se stavo prendendo la direzione giusta, se stavo migliorando oppure no.

Hai provato dal casco all’abbigliamento, in particolare gli specialissimi body per la cronometro e l’inseguimento su pista, perfino i calzini, quanto incide la componente aerodinamica dei materiali?

A volte un 1% non sembra, ma fa cambiare veramente tanto, quindi anche solo la posizione della testa, più o meno alta, più o meno inclinata, le mani messe in una posizione piuttosto che in un’altra ti fanno guadagnare veramente tanti secondi. Tutto lo studio fatto sommando i vari parametri è stato prezioso per aumentare le prestazioni. E devo ringraziare tutti i tecnici del Dipartimento di Meccanica che in questi anni hanno dedicato tempo ed energie per farci andare più veloce ed eccellere.

Oggi hai incontrato alla cerimonia anche i nostri atleti paralimpici, quanto è inclusivo lo sport?

Tanto, perché alla fine si riesce ad arrivare ai massimi livelli con la stessa visibilità, che credo che sia la cosa più importante. Io rimango molto ammirato da questi atleti, credo che siano di ispirazione per tutti.

Quanto ti ha arricchito lo sport come persona?

A livello personale mi ha dato tante soddisfazioni e tante opportunità, mi ha circondato di amici, mi ha permesso di viaggiare, conoscere posti nuovi e nuove persone. Credo che sia comunque un bel viaggio, che mi fa piacere fare e so di aver scelto la strada giusta per il mio futuro.

Progetti per il 2025?

Molti, in primis quello di tornare a vincere come negli anni passati. Quest’anno con l’impegno per l’Olimpiade mi sono focalizzato più su questo obiettivo, magari tralasciando un inizio stagione con il team. Quindi oltre al Coni, oltre alla nazionale, bisogna sempre pensare anche alla società che è quella che mi ha permesso di venire qui al Politecnico così tante volte per studiare e migliorarsi.

Stai già pensando alle prossime Olimpiadi?

No, al momento non ci penso ancora.

Come immagini la tua vita senza gare?

In un’isola dei Caraibi con un cocktail in mano!

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